Quasarsatura

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SVOLTA RADICALE??

Non parlerò in questo post di come ho vergogna per il fatto di trascurare così tanto il mio blog.

Piuttosto che piangermi addosso preferisco stendere sopra la mia pigrizia un velo pietoso.

Volevo soltanto scrivere a proposito di quella che è diventata la mia nuova aspirazione ufficiale, quella da portare all’altare delle offerte, da sfoggiare davanti  ai genitori per dimostrare di avere le idee sufficientemente chiare.

Per farla breve, non dico più di voler diventare una giornalista-scrittrice, un po’ perché la mole di lavoro letterario che svolgo è risibile, un po’ per contrastare le occhiate incredule, di scherno o seriamente preoccupate per il mio futuro e per la mia situazione economica non proprio favorevole.

E come ho rimpiazzato questo lavoro immaginario? Non potevo fare spazio al silenzio più tetro sarebbe stato peggio, indice dell’assenza di iniziativa, di prospettiva mancante.

Non è bello per un genitore rendersi conto che il proprio figlio non pianifica il proprio avvenire e non ha alcun progetto. Così ho iniziato a raccontare e a raccontarmi di voler intraprendere la carriera della ricercatrice sociale.

Ho scelto questo compromesso con me stessa per salvare le apparenze e tenere fede al mio ideale di scrittura associata al lavoro e di ricerca in ambito sociale. Non potevo dire semplicemente che voglio scrivere, non posso ridurre tutto a questo, agli occhi degli altri è alquanto incomprensibile che lo scrivere diventi un mestiere, storcono il naso perfino quando è un hobby, figuriamoci se credono nella rispettabilità di una tale professione.

Ricercatrice sociale che collabora con le università, devo ammettere che riempie la bocca questa formula! Ho spiegato che è quello che ho sempre fatto, solo che finora nessuno si è sognato di pagarmi e di finanziare le ricerche! Forse ho compiuto un passo falso dicendo questo, perché non ho favorito l’immagine mentale di una qualche evoluzione futura.

Visto che i miei genitori non sono soddisfatti di come sono e di quello che si prospetta, avrei potuto far credere loro in una svolta radicale nella mia vita.

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BELLA TUTTA

Sto leggendo in controtendenza con la volontà di dimagrire , bella tutta di Elena Guerrini. A dire la verità ho letto appena le prime quaranta pagine, abbastanza secondo me per averne un’opinione.

Lo stile è spumeggiante, punteggiato di parole vivaci, racconta del fallimento di tutte le diete sperimentate. è la storia per dirla con parole sue di una pancia con la P maiuscola e aggiungerei io di una donna con la D maiuscola. L’esortazione dell’autrice è quella di smettere di preoccuparsi del peso, spostare l’attenzione su se stesse, vivere armonicamente.

A tal proposito ho visto un video di Babaglioni , un ragazzo di venticinque anni capacissimo che si occupa di alimentazione e allenamento, che proclama l’inadeguatezza di qualsiasi dieta,  e regime alimentare. Bisogna concentrarsi sulla propria vita, cambiare prospettiva, pensare come pensano i magri di natura, agire come agiscono loro. Porsi l’obiettivo di dimagrire è secondario, è necessario ragionare come se si fosse già magri.

Credo che questo consiglio si adatti bene alla mia situazione. Perfino il mio dietologo, quello che mi ha abbandonata proprio lui!, mi ha invitato a ricercare la causa dei miei problemi altrove, non per forza nei chili di troppo .

Il conteggio delle calorie mi priva di un pezzo di anima al giorno rendendomi spiritualmente povera.

è come parlare ininterrottamente di soldi e di risparmi. Il risparmio calorico, il dispendio calorico, l’apporto calorico. è come scontrarsi con il lato più duro, impenetrabile dell’economia astratta. Anche se sarebbe corretto parlare di economia corporea. La matematica applicata al corpo è più agghiacciante della matematica pura.  Almeno su quest’ultima si può filosofeggiare, sorseggiandola con calma come si farebbe con una tisana dal colore non esattamente invitante ma dall’efficacia notoria.

Concepisco il dimagrimento come i lavori in corso: il mio corpo diventa così un campo di battaglia, un cantiere aperto alle sperimentazioni pazze.  Lascio spazio a tutti i cambiamenti possibili, alle trasformazioni mirabolanti. Mi avventuro per le strade quasi impraticabili della mia volontà, imponendomi  solennemente un obiettivo di fondo, su cui imperniare la mia vita. Sarebbe riduttivo se la perdita di peso fosse il più alto dei miei scopi, se troneggiasse imperiosa tra tutte le motivazioni.

Se attenersi alla grammatica e a un certo stile può risultare odioso si può dire altrettanto dei regimi alimentari e delle tanto disprezzate diete.

Le diete da sole, sterilmente condannate a fallire portano direttamente tra le braccia di una qualche ossessione legata al peso corporeo e all’avvenenza.

Così come la scrittura non è fatta di sola grammatica così anche la propria esistenza non deve essere governata dalle diete.

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SENSO DI COLPA

Scrivo punta da un certo senso di colpa, che di per sé sarebbe immotivato.

Con le sopracciglia aggrottate, lo sguardo cupo e la penna rigida seguito a spargere parole vane forse. La verità è che il mio rammarico deriva dal fatto di aver trascurato il blog ultimamente.

Quando trovo altre zattere con cui navigare sono attratta dalla novità delle nuove sistemazioni, dalle molteplici variazioni di visuale.

Ho sete di esperienze spiazzanti dal punto di vista culturale. Vago alla ricerca di modi per sfruttare al massimo il mio tempo. Ho scoperto svariate occupazioni per contrastare la fossilizzazione della mente, la monotonia dello studio a tempo indeterminato (per dirla alla Monti).

Ciò che mi ritrovo ad avere tra le mani sono briciole e spine dal momento che non sono riuscita ancora a raccogliere frutti maturi dalla mie attività.

I ricavi sono esigui, risibili agli occhi dei più, ma mi sto predisponendo all’abbondanza di raccolto.

Posso dire che mi tengo ufficiosamente impegnata con l’approfondimento delle lingue, praticandole con giudizio e viva partecipazione;

sto sperimentando un metodo di studio interattivo, fondato sulla comunicazione e il dialogo stimolante. E’ mia abitudine ormai tempestare di domande persone scelte tra i madrelingua inglesi e francesi che vogliono imparare l’italiano. Per non risultare molesta doso le mie curiosità con il contagocce.

Racconto anche di me stessa, puntando alla purezza della lingua: senza essere quindi né troppo formale, né troppo svagata. La disinvoltura dello scrivere è diventato un mio obiettivo in senso lato, onnicomprensivo di tutte le lingue che conosco. Vorrei acquistare la stessa proprietà di linguaggio che ho nella mia lingua madre anche in inglese e francese. Una volta ottenuto questo potrò sbadigliare mentre scrivo così come faccio in italiano quando aziono il pilota automatico della generazione dei pensieri e dei componimenti.

Non è però al mero automatismo che miro, ma alla naturalezza espressiva.

Non so quantificare le ore di studio e di conversazione che saranno necessarie. Quello che è certo è che la conoscenza totale di una lingua rappresenta un passo avanti nell’autoconsapevolezza comunicativa, nella conquista di un controllo pressoché assoluto sul proprio pensiero e sulle proprie potenzialità espressive.

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LANG-8

Un saluto universale dalla Cria

Scrivo su questo blog con l’intento manifesto di pubblicizzare un sito internet. Perché questa sponsorizzazione? Il motivo è questo: voglio rendervi partecipi di una svolta linguistica che ha preso campo nella mia vita grazie a lang-8.com. è come se gestissi un blog  nelle pagine di questo sito, il meccanismo di fondo è molto semplice ed intuitivo: si inserisce un testo nella lingua di apprendimento e successivamente si attendono le correzioni da parte dei madrelingua. La svolta linguistica sta proprio nella possibilità quotidiana di aprirsi al mondo in una lingua diversa dalla propria e l’intervento degli utenti negli scritti non fa altro che migliorare il proprio livello di conoscenze.

Sto seguendo un allenamento mentale oltre che fisico. La difficoltà di procedere in questo senso non mi induce a smettere di progredire. Sperimento ogni giorno di più la scrittura strumentale, finalizzata alla comprensione subitanea.

Col passare del tempo mi discosto dall’astrusità e dalla scrittura oscura e inafferrabile per provare il piacere della chiarezza espositiva, dell’immediatezza di significato.

scrivere in una lingua straniera non può che aiutare a sondare le ragioni per le quali si tracciano le parole su carta. Gli unici effetti collaterali sono i dilemmi linguistici, grammaticali, si rischia seriamente di dover riscoprire l’utilità del dizionario altrimenti condannato alla polvere e alle ragnatele, si costringe il proprio pensiero ad adottare strategie di aggiramento delle frasi (ovvero a formularne di nuove se le prime che sono sorte alla mente non convincono a sufficienza).

In tali casi la propria lingua è in una fase di rodaggio, di perfezionamento . L’esperienza dell’inutilità infine è destinata a non ripetersi, anche a fronte di uno scritto che somiglia ad una mera esercitazione.

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MINDCHEATS

Un saluto universale a tutti!

Questo per chi non lo sapesse era il mio modo di salutare in radio, ai bei tempi di radio la_cria. Ora per motivi che sono indipendenti dalla mia volontà ho dovuto troncare il progetto radiofonico. Non posso più trasmettere musica protetta restando nella legalità. Dovrei stipulare un contratto con la maledetta SIAE per continuare a mandare pezzi protetti da copyright, il tutto per una radio no profit dilettantesca come la mia mi farebbe sborsare 480 euro all’anno, decisamente troppi soldi considerando il fatto che personalmente non ci ricavo un euro dalla messa in onda.

Potrebbe essere un abbaglio collettivo, mio di Vitangelo Moscarda, di Furio Spinosi, i miei colleghi iin radio, quello di aver preso troppo sul serio le nuove disposizioni, ma per non incappare in rischi inutili, per non rischiare di ricevere ammonizioni piccate da spreaker ho deciso per la sospensione momentanea, in attesa di abbozzare un altro piano di azione, di programmazione con contributi sonori creative commons, quindi non protetti, poesia, e spunti di letteratura, due mie grandi passioni.

In questi giorni ho inaugurato un altro blog su maidiredieta.com, si tratta di una raccolta di scritti su temi quali l’alimentazione, l’esercizio fisico, la salute mentale e corporea. Ho anche iniziato a scrivere sempre su quel sito un diario alimentare giornaliero, con il contatore di calorie assunte giorno per giorno. Dovete sapere che la mia non è una fissazione da fanatica delle diete, tutt’altro, io le diete le aborro (per utilizzare una parola che farebbe sobbalzare di gioia un mio caro amico), nel senso stretto del termine ho fatto sempre di tutto per infrangerle. Non ho neanche un’ossessione inspiegabile per il peso, pur essendo in sovrappeso da anni in passato per lunghi mesi ho evitato come la peste la bilancia, quasi mi desse l’orticaria al solo contatto. In questo momento mi sono ripromessa di pesarmi con costanza e di monitorare quello che mangio, e a ragione!, visto che sul groppone gravano circa trenta chili in eccesso.

Per aver conto di tutti gli sgarri quotidiani, le buone azioni alimentari, annoto scrupolosamente gli alimenti consumati durante la giornata, l’esercizio fisico effettuato, le calorie spese e acquistate.

Ho intitolato il post di questa mattina Mindcheats perché ho scoperto giusto ieri un sito sulla crescita personale e tutti i temi annessi all’evoluzione mentale, tecniche di riposo, studio, di sfruttamento delle risorse celebrali. Il gestore è un ragazzo di ventidue anni Stefano Mini, di un solo anno più grande di me!, questo è sorprendente!, con la passione per la psicologia. Un’altra scoperta è il blog allenamento-salute ideato da un ragazzo di venticinque anni Paolo Babaglioni, nuovamente e sorprendentemente giovane, sul dimagrimento veloce, l’allenamento produttivo.

è sulla spinta di quello che ho letto in Mindcheats.net che impugno la penna virtuale e scrivo. Ha colpito la mia attenzione un articolo sull’importanza di tenere un diario su cui scribacchiare tutti gli avvenimenti della giornata. Io nel mio piccolo utilizzo questo blog per rendermi e rendere partecipi gli altri di tutte le rivelazioni che mi vedono protagonista. L’unico punto su cui non sono molto d’accordo, è il tralasciare la grammatica e le regole di stile;

nel mio caso non sarebbe rispettoso nei confronti di chi mi legge, sarebbe anche una violenza su me stessa inaudita. Rinunciare allo stile che mi caratterizza diventerebbe insopportabile oltre a non essere attuabile. Forso il suo era un invito alla spontaneità, a trascurare le convenzioni, le regole troppo rigide della leggibilità e della scorrevolezza.

è per esercitare la mente che scrivo, alimentare la sete di ricordi, ordinarli e catalogarli, su questo io e Stefano Mini il curatore del sito www.mindcheats.net siamo in sintonia.

Come ho già scritto in precedenza non mi dispiace essere la cavia di me stessa, mettermi sotto osservazione al microscopio, e gli sguardi indiscreti non mi infastidiscono più.

Con tutta probabilità ne avrete ancora per molto di me, delle mie vicende, della mia scrittura!

Nel frattempo continuo a macchiare queste pagine incurante del giudizio più o meno positivo degli altri.

All’epoca del primo componimento pubblico non avrei mai immaginato che avrei perdurato a scrivere con questa costanza, ad espormi quindi con non curanza agli occhi altrui. Temevo di scadere nella discontinuità, che è un tratto naturale del mio carettere.

Questa è la riprova, e forse avevo proprio bisogno di essere smentita, che mi sbagliavo nettamente sul mio conto!

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CHI VIVE NON LAVORA CHI LAVORA NON VIVE

Sentirsi o  non sentirsi in dovere di scrivere? È questo il punto.

Mi dirigo flessuosa verso l’ultima sillaba su cui inciampo per caso, poiché come diceva Montale incespicare, incepparsi è necessario alla lingua, per ravvivarla, per far sì che non si veli di polvere, che non diventi fossile, per scuoterla dal suo torpore. 

In un messaggio passato inosservato ho detto che la grammatica è la chiave di accesso alla bellezza, copiando lettera per lettera un passo dall’eleganza del riccio. Questo romanzo mi sta facendo scoprire il piacere di leggere storie , di assaporare l’inventiva ,unito al fastidio che provo alla vista dei pensieri impressi sulla pagina che potrebbero essere miei.

Mi sento in un certo senso derubata. È un’impressione non propriamente positiva ma neanche del tutto negativa, se la si associa a un’opera letteraria o musicale. Assisti alla sublimazione d’idee che non hai avuto modo di fermare su carta certificata, vagliata dall’editoria.

A proposito dello scrivere riconosco la piacevolezza di tracciare molteplici frasi definite che intersecandosi danno forma a gomitoli di parole, con un inizio e una fine dunque, accumulo di filo morbido provvisto di compiutezza di significato.

Mi è capitato di scrivere in un passato non così remoto componimenti senza capo né coda, solo con la parte centrale prominente come una grossa pancia o muniti di testa senza corpo. Il corpo del testo appunto era diventato inesistente o inutile maceria, come scoria del tempo, spazzatura ammonticchiata in un angolo, lasciata alle intemperie, alla volubilità del caso.

Ora che tutto sembra essere pregno di senso non so se essere soddisfatta: Molta spontaneità è passata a miglior vita, manca quella strana volontà creatrice dei controsensi più aspri e genuini, la scrittura automatica ormai è solo un esperimento da compiersi a mente distaccata, resa gelida, artificialmente coscienziosa.

Anche in quelle rare occasioni di sbrigliamento mentale ciò che si estrae è indubbiamente logico, limpido, non intriso di inconscio, non scosso dai sussulti dell’animo, non oscuramente intrigante.

Vorrei ritornare alla primitività? È davvero questo che desidero? Non so rispondere, è come se volessi rivivere la verginità intellettuale, letteraria, leggere come se fosse la prima volta i libri che ho tanto amato.

O non leggere affatto, e scrivere come fossi un’isola incontaminata dalle letture e dalle riflessioni altrui.

Per come conosco me stessa è difficile immaginarmi non immersa in un libro.

mi sorprendo con il capo che risale in superficie di tanto in tanto a contemplare ciò che mi si è parato davanti e che adesso si dispiega nella mia testa con parole nuove. Sono più attratta dai flussi di coscienza ispirati piuttosto che da quelli aridi della concretezza e della realtà più cruda e schietta.

È indispensabile l’apporto della letteratura in tutto questo, sarò sempre un angolo di universo volto alla contaminazione e alla pluralità degli stimoli.

Risalgo così all’immediatezza delle prime poesie.

 La poesia è stato un tentativo primordiale di seminare tracce di me, stille di emozioni appena abbozzate.

Non disponevo ancora dei mezzi linguistici adeguati all’espressione sentimentale che non fosse solo uno sfogo istintivo e sanguigno, un disegno a mano libera dal tracciato vacillante e la colorazione incerta.

C’era l’intenzione, tutta la sostanza emotiva incandescente alla quale era arduo dare forma . Non capivo la direzione da prendere, ero sgrammaticata e confusionaria, quasi avessi tutto il cibo del mondo e una bocca senza denti.

Dopo pochi anni ho sfiorato l’orlo dell’abisso, cimentandomi in una sorta di autobiografia trasfigurata, non avendo molto materiale sulla mia vita ordinaria ho pensato bene di costruire una storia e un personaggio inventandomi di sana pianta le sue vicende. Perfino ora sarei tentata di fare lo stesso, sento di non avere un’esistenza che valga la pena di essere stesa su carta,sebbene la analizzi sezionandola più o meno decentemente anche su questo blog,

per quale oscuro motivo dunque dovrei iniziare un resoconto fedele della mia vita? In modo che abbia un inizio e una fine non scontati ma sufficientemente autentici?

La narrazione è un lavoro, per questo se è vero che chi lavora (intendo lavoro intellettuale) non vive e chi vive non lavora sono fermamente convinta di non aver vissuto abbastanza e neanche di aver lavorato abbastanza.

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MEMORIE

Iniziare con la parola cosa non è proprio il massimo, ecco perché ho scritto questa riga, per introdurre al concetto che vi sta dietro. Non avere niente da dire al mondo, niente di nuovo sotto il sole non è solo deplorevole è per così dire antiestetico, non visivamente armonico e accettabile

Ragiono sul perché sono così inequivocabilmente stramba, perché vivo in questo modo, l’ho scelto in tutto e per tutto forse?, non riparandomi dalla pioggia di conseguenze?. Il mio arbitrio dovrebbe essere secondo questa visione assoluto, illimitato. Dov’è la mia facoltà di scelta? Quanto è affilata e centrata e soprattutto potente? Non sono la divinità di me stessa anche se non nego che mi piacerebbe esserlo, avere il controllo completo sulla mia vita, esercitarlo senza limitazioni e confini, pianificare, riordinare fare pulizia.

 Ho intitolato questo post memorie, non perché voglia ricordare qualcosa in particolare, non ambisco a scrivere la mia autobiografia, a sciogliere i lacci del mio essere, disarcionarmi  su carta virtuale.

La mia esistenza in tutta la sua integrità, i piedi ben piantati a terra, la testa alta e concreta, questi sono gli attributi che vorrei, insieme alla capacità di cambiare, non mancare più (di montaliana memoria).

Sento odore di zucchero bruciato, sarà la melensaggine a cui do fuoco quotidianamente, il suo odore pervade la stanza. Il fatto di non aver scritto nulla nelle ultime settimane un po’ mi demoralizza, è come aver sgarrato in una dieta fatta di musica e lettere, non posso proprio permettermi di non rispettare i precetti sacri dei regimi alimentari per lo spirito e per la carne.

Ritorno con una rara consapevolezza che consiste nella necessità di scrivere se si ha da raccontare, materia viva da incidere e sviscerare, non sopporterei la vuotezza di parole, l’anoressia mentale.

Fin’ora ho blaterato del nulla in modo tautologico, scritto propositi inutilmente perché solo una piccola parte di questi riusciranno a vedere la luce.

Ho anche compilato un questionario Proust con la convinzione e la malcelata ansia di farmi conoscere a me stessa e agli altri, per un desiderio di precisione e correttezza ancora una volta.

È per questo che evito di inchiostrare la superficie dei fogli con penne vere, per evitare i reticoli non sbrogliabili,le frasi composte a mezz’aria, la lunga sequenza di aggettivi sputati solo per il gusto di stupirmi e stupire. Il tutto per riconoscere il giusto peso delle mie facoltà mentali e verbali, la capacità di snocciolare termini invece di approfittare di occasioni irripetibili per stare in silenzio.

L’ho scelto il silenzio in questi giorni, è stato un digiuno fruttuoso, lo  capisco dal mio umore e dalla naturalezza con cui sillabo e mi diverto con i vortici di parole. Una scrittura vorticosa e indecifrabile, il cui senso è remotamente celato agli sguardi e alle menti per evitare di perdere la sostanza inafferrabile delle emozioni, della foga con cui sciorino nuovi verbi nuove espressioni. Il mio intento non è preventivamente comunicativo, non sento l’urgenza di comunicare, almeno non ora, condividere con il mondo il mio pane quotidiano senza domandarmi troppo se questo sia effettivamente digeribile e ben cotto, ecco quello a cui tendo.

Voglio che tutto sia non subito visibile pur essendo palesato con l’aiuto delle nuove tecnologie e reso formalmente limpido, senza capricci e ampollosità estetiche.

Adesso sento l’impulso di  cancellare quello che ho prodotto, ma per amore della cronaca, per non occultare i miei pensieri scritti cerco di non fare la matrigna pettoruta di me stessa e mantengo intatto il mio scritto e tutte le sue intenzioni implicite pseudo comunicative.

Lo so ho ceduto alla tentazione di lasciare post che non aggiungono e non tolgono nulla al benessere altrui e del mondo, zero peso culturale e ideale. L’inutile su carta.

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IMPALCATURE

Gradisco scrivere con un’impalcatura di fondo, tutti i tralicci, i fili disposti per bene. Un ordine generale nel mio universo letterario insomma, che mal si concilia con il cosmo dei pensieri altamente caotici e sconquassati dai venti nordici delle passioni.  Associo quest’ultime a fredde correnti settentrionali più che alla placidità o turbolenze meridionali.


Il privilegio di avere un pubblico necessita da parte mia uno sforzo creativo e regolatore più elevato che se fossi alle prese solo con il foglio e la penna e i miei occhi ad assistere al tutto che prende forma.

In radio ad esempio so per certo che qualche bell’anima presta l’orecchio ai miei sproloqui, questo fa sì che la costruzione di fondo sia accurata, precisa, dotata di una nettezza ideale ed espositiva tale da favorire il libero flusso di parole, dargli sfogo senza per questo lasciarsene travolgere o sopraffare.

Mantengo perciò uno stretto controllo sui pensieri che si riflette nell’elaborazione di copioni e battute preordinate. Un elogio alla costruzione e all’artificio traspare da queste righe e dalla mia voce ( a volte troppo tremolante).

Non potrei mai cedere alla pura spontaneità del dire e del fare se ho consapevolezza dell’occhio estraneo che mi scruta. Pensiamoci bene, qualsiasi tipo di comunicazione finalizzata all’approccio sociale rivolto al mondo esterno ha qualcosa di non pienamente naturale, ma al contrario appare appositamente studiata, indirizzata verso un particolare scopo.


Si parla a tal proposito di fine comunicativo, di comunicazione non neutra e del tutto soggettiva che viene modulata dal singolo individuo. La traduzione del pensiero rappresenta già di per sé un adattamento, non si può mai dire che il risultato che ne consegue sia pienamente autentico.

Ogni frase di senso compiuto è dunque una sorta di opera d’arte anche se il suo autore non si è prodigato perché fosse tale;

non rientra certo nei suoi propositi più reconditi quello di fregiarsi del titolo di artista o filosofo.

Come affermavo in uno scritto di tanti anni fa, non basta la nozione di esistenza a partire dalla facoltà meditativa , ma a questa si aggiunge anche quella di essere in fondo filosofi e compositori solo per il fatto di aver detto, pensato e scritto.